Fabio Pariante 21/02/2014

Le prerogative di un museo tradizionale moderno sono la conservazione, la manutenzione, l’archiviazione e l’esposizione del patrimonio artistico-culturale, per preservarne l’autenticità di ciascuna opera d’arte. Il museo, dal 1800 circa, diventa l’unico luogo privilegiato per l’incontro tra l’arte e il pubblico. Dalla nascita del primo museo si sono verificati notevoli cambiamenti riguardo la concezione sia come istituzione e sia come tipologia di approccio artistico da parte dell’utenza dovuti a questioni per lo più economico-politiche, ma in particolare anche al progresso delle tecnologie legate sempre di più al mondo digitale e alla Rete.

Il “museo virtuale” è una nozione alquanto approssimativa per identificarlo con un’unica definizione, perché differisce per tipologia di nascita ed esposizione. Esistono musei virtuali definiti “complementari”, in quanto vengono realizzati siti internet con vere e proprie mappe che illustrano le opere reali e il percorso presente nel museo stesso, offrendo all’utenza un servizio di gran lunga più efficiente e ricco di informazioni dettagliate.

O ancora, denominata “mostra impossibile”, è l’esposizione digitale vera e propria che consente la raccolta completa, o una parte, di opere di un artista (anche riferite solo ad un determinato periodo artistico-storico) che sono conservate materialmente in diversi musei del mondo.

Tra i più recenti, il progetto Una Mostra Impossibile – L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità digitale presso il complesso monumentale di San Domenico Maggiore a Napoli, offre in un’unica location la “mostra impossibile” di Leonardo, Raffaello e Caravaggio con opere in scala 1:1 riproposte ad alta definizione; una riproduzione digitale e calibrata secondo i valori di luminosità cromaticità. Continua su Wired.

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