Fabio Pariante 07/01/2018

Cos’è la follia? Ce lo spiega Vittorio Sgarbi nella Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta di Napoli con la mostra Museo della Follia – da Goya a Maradona. Magari il titolo può risultare curioso, invece si tratta non solo di un omaggio alla città per la presenza di alcune opere come il Corno Reale di Cesare Inzerillo, ma anche perché Diego Armando Maradona segna l’ingresso dello sport nel campo dell’arte.

Non esiste un capolavoro indiscusso come non esiste un genio indiscusso. Fino a Caravaggio la vita di artisti anche immensi come Leonardo o Michelangelo è inferiore all’opera. Con lui la vita diventa arte. Come in Maradona” spiega il curatore Vittorio SgarbiIn entrambi l’esistenza passa per un abisso che non santifica. Non è una forzatura. I volti di Caravaggio sono i ragazzi di vita, delle strade, delle periferie dell’umanità. Le sue opere mostrano al contempo dolore e divino, luce e buio, peccato e redenzione. Maradona è il Caravaggio del Novecento. E io lo porto in un museo.

Autoritratto, Antonio Ligabue. Museo della Follia, Basilica di Santa Maria alla Pietrasanta, Napoli 2017. Photo Fabio Pariante
Autoritratto, Antonio Ligabue. Museo della Follia, Basilica di Santa Maria alla Pietrasanta, Napoli 2017. Photo Fabio Pariante

OPERE E ARTISTI

La mostra è articolata in diverse sezioni e ciascuna indaga il tema della follia attraverso artisti di epoche e tecniche differenti, con oltre duecento opere tra dipinti, sculture, installazioni multimediali e fotografie. Il visitatore viene coinvolto in un mondo complesso che lascia spazio alla riflessione sullo stato degli Ospedali psichiatrici giudiziari in Italia, e fa luce sul concetto di “follia” oggi.
Un tema delicato, quindi, descritto dalle opere di Francisco GoyaFrancis BaconAntonioManciniVincenzo GemitoAntonio Ligabue, e ancora Lega e Pirandello fino a sfiorare l’arte di Maradona, una passione che talvolta rasenta la “follia” per gli appassionati.
Nella sezione video, alcune inchieste documentano gli ospedali psichiatrici giudiziari, mentre la sezione “Gli assenti” di Fabrizio Sclocchini presenta un focus fotografico sul concetto di “assenza” in un ex-manicomio abbandonato, dove la natura e il tempo prendono il sopravvento sulla materia. Inoltre, le parole di “Arte Libertà Follia Dolore. Da Mario Tobino a Franco Basaglia” definiscono un importante monologo di Paolo Crepet.
Dopo il successo dello scorso anno con la mostra I Tesori nascosti, Sgarbi ritorna nella stessa sede partenopea con una esposizione che ha già toccato altre città italiane (il titolo originale è Museo della Follia ‒ da Goya a Bacon) ma è sempre la stessa frase ad aprire il viaggio: “Entrate, ma non cercate un percorso, l’unica via è lo smarrimento”. E, forse, non è un caso.

Mio articolo su Artribune.