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FABIO PARIANTE

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Res Rustica. Come si mangiava nella Pompei antica

Posted on 27/12/201826/12/2018 by Fabio Pariante

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Al Museo Archeologico di Napoli è in corso la mostra “Res Rustica ‒ Archeologia, botanica e cibo nel 79 d.C.”. Le protagoniste però non sono la scultura o la pittura, ma le abitudini alimentari di un lontano passato. Quali erano gli utensili che i romani impiegavano nella cucina? Cosa mangiavano nell’antica Roma? E, soprattutto, cosa è da allora cambiato nell’alimentazione?

Le risposte si trovano nelle due sale del MANN allestite, non a caso, nei pressi del plastico di Pompei e del prezioso Vaso blu (I sec. d.C.), unico vaso-cammeo (anfora) rinvenuto integro proprio nell’area archeologica di Pompei, a doppio strato di colore blu cobalto e bianco opaco con scene dionisiache in rilievo, che veniva usato per contenere il vino. Olive, pinoli, aglio, cereali, legumi, fichi, cipolle e vinaccioli sono solo alcuni dei prodotti esposti nelle apposite teche che, dopo trent’anni dall’ultima mostra, documentano la collezione dei Commestibili di Pompei con un allestimento esclusivo: una carta geografica traccia la provenienza di ogni specie, quasi sempre dall’Oriente, gran parte di esse presentata come reperti carbonizzati che lasciano riflettere, ancora una volta, sull’effetto che ha avuto l’eruzione, e quindi la violenza, del Vesuvio anche sulle piccole cose.

IL SENSO DELLA QUOTIDIANITÀ

La mostra è stata realizzata di concerto con il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli con il contributo del mecenate napoletano Rossopomodoro, che sottolinea l’interesse per l’arte anche da parte dei privati. Questo ha favorito ulteriori indagini di ricerca su circa cinque chilogrammi di uva (graspi, vinaccioli e bucce) fino a scoprire che non sono di origine antica come si pensava, ma risalgono al XVIII secolo, ovvero ai primi ritrovamenti nelle coltivazioni delle città vesuviane. Alcuni video, infatti, descrivono il lavoro minuzioso svolto nei laboratori, ma anche il racconto della dieta che facevano i gladiatori.

Nella seconda sala sono presenti invece gli attrezzi da cucina: anfore, pentole, bilance e piatti che chiaramente ricordano gli oggetti impiegati oggi nelle cucine; non mancano il pane nella particolare forma circolare, un tarallo, una fresella e una bottiglia trasparente contenente l’olio di oliva più antico del mondo. Quest’ultimo è stato presentato al MANN lo scorso settembre da Alberto Angela, durante la conferenza stampa del programma Stanotte a Pompei(RAI), il quale, oltre a essere già cittadino onorario di Napoli, è stato nominato ambasciatore del museo archeologico dal direttore Paolo Giulierini.

Res Rustica offre al visitatore una lettura più approfondita della vita quotidiana degli antichi romani e quindi dei Comuni vesuviani, in un contesto dinamico tra reperti, produzioni multimediali e affreschi che ripropongono prodotti e scene dedicate all’agricoltura del tempo, in un museo ritenuto fra i più belli al mondo (classifica Style del Corriere della Sera). Inoltre, il MANN espone per la prima volta il Presepe Continuum, realizzato dall’Associazione Presepistica Napoletana, che ripropone alcune scene di opere custodite nelle varie sezioni del museo, come gli scavi di Pompei, il Toro Farnese, le Danzatrici della Villa dei Papiri di Ercolano- Tre donne, invece, in abito bianco, ricordano il Canto delle lavandaie del Vomero. Infine, non poteva mancare Pulcinella, la maschera napoletana per eccellenza e la statuina dedicata a Paolo Giulierini nelle fattezze di Plinio Il Giovane, un omaggio del Maestro Alessandro Giliberti al direttore del MANN.

Res Rustica. Installation view at MANN, Napoli 2018. Courtesy MANN
Res Rustica. Installation view at MANN, Napoli 2018. Courtesy MANN

LE RICETTE RITROVATE

L’economia agricola di Pompei ed Ercolano era molto florida, complice il clima favorevole. La terra infatti, produceva verdura e frutta di ogni tipo: cavoli, cipolle, fichi e soprattutto l’uva e le olive. “Abbiamo provato a cucinare le ricette ritrovate: alcune erano immangiabili, come la salsa garum”, precisa l’architetto e paesaggista Silvia Neri che ci presenta alcune ricette ritrovate.

Polpettine di carne, ricetta ideata dal gastronomo e cuoco romano Marco Gavio Apicio.
Amalgamare 5 ettogrammi di carne tritata di maiale o di manzo con 150 grammi di mollica di pane bagnata nel vino, aggiungere 500 grammi di pinoli, del pepe e un cucchiaio di salsa di garum. Fare delle polpette e cuocerle in un bicchiere di vino.

Patina cotidiana: è una sorta di lasagna bianca (i romani non conoscevano il pomodoro, che venne importato dall’America nel Cinquecento) condita con un sugo realizzato con pezzi di poppa di scrofa, di pollo e di pesce. Ingredienti per 6 persone: mezzo chilogrammo di sfoglia per lasagne (senza uova, come venivano realizzate all’epoca), pezzi di carne, pollo, pesce e prosciutto, 1 litro di brodo, 3-4 rossi di uovo, 4 cucchiaini di amido, ½ bicchiere di marsala, 1 bicchiere di vino, pepe, levistico (o sedano e prezzemolo), garum (o 3 acciughe sciolte in olio e sale).

Salsa garum: la salsa era ottenuta dal pesce salato e fermentato con erbe aromatiche. Era tra i principali condimenti usato dai Romani per una dieta equilibrata il cui sapore si avvicina alla salsa vietnamita nuoc-mam. Secondo lo scrittore romano Quinto Gargilio Marziale (III secolo), specializzato in agricoltura, questa è la ricetta: 2 cucchiai di pasta di acciughe stemperate in succo d’uva portato a ebollizione fino a ridurlo a 1/10. Mescolare il tutto con origano.

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