Fabio Pariante 04/04/2014

Chi non conosce Merda d’artista di Piero Manzoni? “Contenuto netto gr. 30. Conservata al naturale. Prodotta e inscatolata nel maggio 1961”. Si tratta dell’opera più famosa dell’artista. Si chiamano proprio così quelle scatole chiuse, piccole e numerate da 1 a 90 con tanto di etichetta (in italiano, francese e tedesco) e dal contenuto non verificabile per non distruggere l’opera d’arte.

In occasione dei cinquant’anni della scomparsa di Manzoni, il Palazzo Reale di Milano ha scelto di ricordare l’artista dal 26 marzo al 2 giugno 2014 in Piero Manzoni 1933 – 1963, un’importante esposizione con 130 opere tra documenti, immagini e opere prestate da collezioni private. Oltre a Merda d’artista che Manzoni avrebbe voluto vendere a un prezzo pari a 30 grammi d’oro in quanto la sensibilità dell’artista dovrebbe essere pagata a peso d’oro, come non ricordare Achrome (Incolore)? Una serie di opere realizzate tra il 1957 e il 1963 studiate sulla base dell’assenza del colore quasi a testimoniare la loro inutilità attraverso il colore bianco e, alcune di queste, oggi sono conservate a Milano nel Museo del Novecento nella sezione a lui dedicata.

L’atteggiamento emotivo che caratterizza la produzione di Piero Manzoni è quello di criticare la figura dell’artista in quanto, secondo lui, è ‘sopravvalutato’ dal pubblico; attraverso l’arte vuole esprimere la parte più intima dell’autore prendendosi gioco di lui e contrastare così, il ‘mito dell’opera’ che invece vive il collezionista.

Manzoni è l’artista dell’avanguardia del XX secolo che per sette anni ha fatto della sua arte, una provocazione per la società che muoveva i primi passi verso il cambiamento grazie al progresso economico postbellico italiano. L’esordio artistico avviene nella sua città natale nel 1956 a Soncino, nei pressi di Cremona, con una mostra di arte contemporanea.

Formatosi all’Accademia di Brera, Manzoni frequenta la vita milanese dove conosce Lucio Fontana, Yves Klein e Vincenzo Agnetti, personalità importanti che definiranno poi il suo percorso artistico. Nel 1959, assieme al collega Enrico Castellani fondano Azimuth, una rivista di arte (due le pubblicazioni, nel 1959 e nel 1960) e nel 1959, con lo stesso nome senza ‘h’, inaugurano a Milano una galleria d’arte dove realizzano 12 mostre con le loro opere. Ed è qui che Manzoni lancia l’ennesima provocazione: nel 1960 presenta la sua performance più discussa, Consumazione dell’arte dinamica del pubblico divorare l’arte. Continua su Wired.

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