Registi da museo. Mario Martone al Madre di Napoli

Museo Madre, Napoli – fino al 3 settembre 2018. Portare un regista (di cinema, di teatro, di opera) all’interno di un museo è già qualcosa di poco convenzionale. Ma al Madre hanno fatto di più, con un allestimento immersivo che merita la visita.

Scrutare il passato. È questa la prerogativa che si percepisce nella produzione di Mario Martone, regista napoletano classe 1959. Esordisce alla fine degli Anni Settanta con il teatro e poi con il cinema nel 1980, in ordine sparso con le opere di William Shakespeare, Bertolt Brecht, Eduardo De Filippo e Jean-Luc Godard.
A raccontare quarant’anni di carriera, per la personale 1977-2018 Mario Martone Museo Madre a cura di Gianluca Riccio, è stato pensato un progetto inedito al museo partenopeo, che fino al 3 settembre 2018 vede il regista sperimentare per la prima volta le sale di un museo.

L’OMAGGIO A LUCIO AMELIO IN APERTURA
L’idea della mostra/percorso nasce per raccontare in modo originale uno spaccato artistico italiano di cui Martone, in maniera del tutto singolare, ha saputo esplorare in diverse forme, spaziando dall’opera lirica alle azioni performative. Ad accogliere il pubblico nella sala Re_Pubblica MADRE del piano terra del museo c’è Capri – Batterie, una fotografia in bianco e nero di Mario Spada che annuncia il titolo del prossimo progetto cinematografico che Martone presenterà in autunno. Oltre all’immagine di un bosco, alcuni materiali di scena del film richiamano un’opera del 1985 realizzata da Joseph Beuys e il gallerista napoletano Lucio Amelio: una lampadina di colore giallo che “prende energia” da un limone.
La scelta del museo diretto da Andrea Viliani non è casuale. Con Lucio Amelio – dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus (1965-1982) – documenti, opere, una storia…, il museo dedicò nel 2014 un’ampia antologica al gallerista con cui Martone collaborò con il gruppo Falso Movimento, da lui stesso fondato nel 1979 a Napoli.

Mario Martone, Capri – Batterie (2018). Foto di scena di Mario Spada

IL FILM-FLUSSO
La Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee ha realizzato un film-flusso di circa nove ore che si basa sul montaggio del materiale proveniente dall’Archivio Mario Martone, che raccoglie tutta la produzione del regista, compresi alcuni filmati inediti, dal 1977 a oggi. Disposte al centro della sala Re_Pubblica MADRE, trentasei sedie girevoli, ciascuna con una cuffia collegata ai quattro canali audio degli schermi, garantiscono l’interazione dello spettatore, a seconda della proiezione, con cui individuare tematiche e connessioni visive.
La definizione di “film-flusso” nasce quindi dalla scelta di coinvolgere il fruitore in un montaggio video non cronologico, in cui la narrazione delle opere con-vive in un intreccio continuo fatto di immagini, suoni e voci. Gli schermi ripropongono fra l’altro Ritorno ad Alphaville, lo spettacolo teatrale di Martone del 1986 ispirato al film di Jean-Luc Godard.

UN MUSEO CHE SPERIMENTA
Senza dubbio non convenzionale, la forma espositiva ha origini nel passato, vive nel presente e guarda al futuro per far conoscere/rivivere la produzione del regista napoletano in una dimensione completamente nuova, immersiva, in cui lo spettatore è chiamato a completare il senso dell’installazione. Infatti, il titolo della mostra presenta i numeri 1977 – 2018 rovesciati, con l’otto in orizzontale come il simbolo dell’infinito, che evidenzia l’importanza del flusso senza tempo, proprio come le proiezioni. Quest’opera, che entrerà a far parte della collezione permanente del museo, lancia il Madre in uno scenario sempre più aperto a nuovi linguaggi e forme di comunicazione, in cui il visitatore è parte integrante dell’opera.

Per Artribune