Paradosso, l’installazione in braille di Daniele Sigalot alla LUISS

Lo scorso 12 aprile, presso la sede della facoltà di Giurisprudenza della LUISS di Via Parenzo a Roma, è stata inaugurata la mostra conclusiva del ciclo espositivo d’arte contemporanea “Re(e)sistenza: azione del nuovo, reazione del luogo” promossa dalle Attività Culturali LUISS.

La mostra, composta da una singola installazione monumentale e curata dagli studenti della terza edizione del laboratorio d’arte Art under 35, coordinati da Carlo Maria Lolli Ghetti, vedrà protagonista l’artista Daniele Sigalot.

Ph. Daniele Sigalot

Il ciclo di mostre, inaugurato dalla mostra bipersonale di Sacha Turchi e Leonardo Aquilino negli spazi dell’Aula 200, si conclude con la presentazione di una monumentale installazione che ricopre un lato della facciata della sede LUISS di Via Parenzo. L’imponente lavoro site-specific pensato da Daniele Sigalot è l’apice di una ricerca curatoriale che ha voluto approfondire il ruolo dell’identità storica dei luoghi ed il suo significato alla luce degli onnipresenti fenomeni di recupero e riqualificazione urbana di cui siamo testimoni.

Esattamente come l’Aula 200, chiesa annessa all’ex convento di Viale Romania, l’edificio di Via Parenzo tradisce i tratti di una storia che finisce invariabilmente per sovrastare la funzione per cui è stato ripensato. Questo storico edificio risalente agli anni Trenta fu costruito come Casa di Lavoro per i Ciechi di Guerra seguendo avveniristiche tecniche progettuali che lo resero un monumento all’estetica brutalista fascista. L’imponente facciata e la statuaria compostezza proteggono una struttura centrale a pianta circolare che è oggi sede della facoltà di giurisprudenza dell’ateneo.

Daniele Sigalot agisce esattamente nell’interstizio fra vecchio e nuovo, fra identità storica e futuro di questo edificio. Il progetto “Paradosso” è sviluppato intorno alle radici dello spazio, lette attraverso la cifra stilistica iperbolica tipica del lavoro dell’artista. Un intervento mimetico ma esplosivo, una sorta di “base del mondo” di Manzoniana memoria in grado di trasformare completamente il senso di un luogo attraverso un singolo gesto. La facciata principale della facoltà viene stravolta con un installazione che la occupa per la sua intera altezza: una monumentale scritta che riporta la parola “paradosso” in alfabeto braille. 25 semisfere di acciaio compongono un messaggio perfettamente auto-definito: il paradosso di una comunicazione che non potrà mai essere fruita. Inaccessibile al tatto ed incomprensibile alla vista.

Le semisfere, parzialmente riflettenti ed in continuo mutamento, dialogano con gli elementi architettonici da regime contribuendo alla creazione di un impianto estetico maestoso che apparentemente contrasta con lo scopo per cui l’edificio fu eretto. Sigalot lascia un segnale forte ai visitatori distillando l’intera storia del luogo in un unico segno, assolutamente contrastante per dimensioni e materiali eppure perfettamente integrato nella struttura, condannato dalla sua oggettiva illeggibilità ad abbandonare il suo significato e divenire puro tratto estetico.