Migrations. Francesca Di Bonito a Napoli

PAN, NAPOLI – FINO AL 2 SETTEMBRE 2019. L’ATTUALISSIMO TEMA DELLA MIGRAZIONE È AL CENTRO DELLA RICERCA FOTOGRAFICA DI FRANCESCA DI BONITO, IN MOSTRA AL PALAZZO DELLE ARTI DI NAPOLI.

Migrations. Photo credits Francesca Di Bonito
Migrations. Photo credits Francesca Di Bonito

Come si cambia in relazione al luogo? È l’interrogativo alla base della ricerca artistica di Francesca Di Bonito, fotografa italiana classe 1978, protagonista, nella sala Loft del PAN ‒ Palazzo delle Arti di Napoli, con Migrations.
Di stanza a Parigi dal 2004, Di Bonito indaga la forza ciclica dei processi biologici e sociali dei corpi in relazione alla condizione umana, caratterizzata da una grande capacità di adattamento, essenziale al giorno d’oggi. Una società, o modernità, che Zygmunt Bauman ha definito liquida.
Dal canto suo, Di Bonito indaga questo passaggio sociale in chiave fotografica con scatti di diverso formato, che talvolta evidenziano dettagli di immagini dettate dall’emotività della narrazione dei migranti, in chiave multimediale. Punto cardine della personale è il video Lampedusa, ma(d)re mia, un breve docufilm che, con il sottofondo del suono del vento e del mare, racconta ‘tutte le paure’ del viaggio, spesso a bordo di piccole imbarcazioni, inseguendo la prospettiva di un futuro migliore.

PAROLA ALLA FOTOGRAFA

L’artista approfondisce argomenti che riguardano tutti, a prescindere dalla propria condizione sociale e territoriale, e commenta: “Esploro gli spazi visivi partendo da soggetti e forme che rinviano lo spettatore a tematiche conosciute (le migrazioni, la condizione della donna, il rapporto con la religione…), cercando di non imporre l’univocità di un’opinione personale o di un giudizio morale, poiché la mia esperienza artistica consiste appunto in questo: portare in sé la consapevolezza della ‘non verità’, dell’impossibilità di annunciare un unico e solo punto di vistaE aggiunge: “Il mio lavoro non vuole offrire racconti sociali dettati da informazioni univoche. Vuole scoprire, interrogare, provocare, stimolare, esplorare i campi del possibile”.
Migrare come forma di evoluzione dell’individuo, intesa come opportunità che delinea un flusso geopolitico nuovo, in continua trasformazione. Dopo la tappa napoletana, a ottobre la personale raggiungerà l’Angle Galerie di Hendaye, e, dall’8 al 10 novembre, invece, sarà la volta del Carrousel du Louvre di Parigi in occasione di Fotofever 2019.

Per Artribune.