Every breath you take. Una mostra a Napoli

Galleria Umberto Di Marino, Napoli – fino al 22 febbraio 2019. In quante forme può essere manipolata la realtà? Con “Every breath you take” la galleria napoletana affronta il tema attraverso le opere di artisti nati negli Anni Ottanta e Novanta.

The Cool Couple, Way out, 2018, installation view at Galleria Umberto Di Marino, Napoli 2019
The Cool Couple, Way out, 2018, installation view at Galleria Umberto Di Marino, Napoli 2019

A cura di Alberta Romano, la collettiva dei giovani artisti alla Galleria Umberto Di Marino di Napoli invita a destrutturare concettualmente tre realtà che appartengono al nostro quotidiano, dalla natura alla politica, passando per la gestione dei segnali e delle comunicazioni che, fra tecnologia e nuovi mezzi di comunicazione di massa, rendono la società sempre più vulnerabile.
Giulio Scalisi (Salemi, 1992) presenta il progetto site specific Fontana Infinita, composto da un video, stencil e cinque stampe fotografiche su carta cotone che raffigurano la fontana floreale, borghese, populista, logica e scontenta, con cui indaga l’organizzazione politica e sociale contemporanea. Eva Papamargariti (Larissa, 1987), con Precarious Inhabitants del 2017, espone lavori realizzati con software dedicati in cui altera la realtà: due proiezioni a parete e una terza sul pavimento, alcuni animali naturali e non interagiscono tra loro cercando di “riconoscersi”. Da qui la ricerca dell’artista greca in merito al rapporto tra organico e inorganico, umano e tecnologico e naturale e artificiale, e gli effetti che alcuni modus operandi hanno sulla realtà concreta.

Eva Papamargariti, Precarious Inhabitants, 2017, , installation view at Galleria Umberto Di Marino, Napoli 2019
Eva Papamargariti, Precarious Inhabitants, 2017, , installation view at Galleria Umberto Di Marino, Napoli 2019

Infine, The Cool Couple (Niccolò Benetton, Arzignano, 1986; e Simone Santilli, Portogruaro, 1987) propone il lavoro inedito Way Out, basato sul controllo e la manipolazione dei segnali e della comunicazione, in particolare sull’estetica dell’oggetto. L’opera è un jammer, un disturbatore di frequenze capace di interrompere qualsiasi tipo di trasmissione in un raggio di azione ben definito.
Il titolo della mostra è un omaggio al brano omonimo dei Police che, nel senso più ampio dell’espressione “every breath you take”, suona come motivo di evasione da una realtà alterata e fittizia, così come raccontata dagli artisti.

Per Artribune